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Bambini scomparsi

Bambini Scomparsi

Quando un bambino o un adolescente scompaiono: Cosa fare immediatamente?

Le prime ore successive alla scomparsa di un bambino o di un adolescente sono fondamentali ai fini della ricerca: compiere i giusti passi, in modo tempestivo, senza farsi prendere dal panico, può contribuire ad una risoluzione positiva e in tempi brevi del caso. L’attivazione immediata di un percorso di indagine appropriato aumenta, infatti, la possibilità del ritrovamento. • Se il bambino è piccolo è necessario cercare accuratamente in tutti i posti in cui possa giocare o essersi addormentato. Può essere utile cercare di capire dove il bambino/il ragazzo sia stato visto l’ultima volta, facendoti aiutare anche dalle persone presenti sui luoghi o contattando i suoi amici/ compagni di scuola; • In ogni caso, segnala tempestivamente la scomparsa alle Forze dell’Ordine; • Se un bambino piccolo scompare in un negozio/supermercato, avverti immediatamente il responsabile dell’attività commerciale o della sicurezza e immediatamente dopo chiama le forze dell’ordine locali; • Fornisci una descrizione precisa del bambino/dell’adolescente (età, peso, caratteristiche fisiche, etc.), includendo eventuali segni particolari che possano aiutare ad identificarlo; • Fornisci alle Forze dell’Ordine una descrizione precisa dei capi di abbigliamento che indossava al momento della scomparsa; • Fornisci alle Forze dell’Ordine una sua foto recente (preferibilmente a colori e in formato digitale); • Riferisci alle Forze dell’Ordine tutte le circostanze relative alla scomparsa, comunicando dove è stato visto per l’ultima volta, con chi e ciò che è stato fatto fino a quel momento per rintracciarlo (es. telefonate ad amici, parenti etc.);downloadTA • Fornisci alle Forze dell’Ordine una lista degli amici del bambino/del ragazzo, dei conoscenti e di chiunque altro possa dare informazioni utili per le ricerche, includendo se possibile numeri di telefono ed indirizzi; • Cerca di mantenere l’abitazione nello stato in cui si trovava al momento della scomparsa: limita l’accesso alla casa, non toccare nulla nella stanza del bambino/del ragazzo, in particolare non toccare il computer o altri oggetti personali (cellulare, diario etc.) che potrebbero essere utili ai fini della ricerca; • Non solo in fase di emergenza, ma anche successivamente, puoi chiamare il 116000 gestito da telefono azzurro, per riferire quanto accaduto e ricevere adeguato supporto emotivo; • Non appena il bambino dovesse rientrare a casa, è importante informare tempestivamente le Forze di Polizia e il Servizio 116000 Bambini Scomparsi.

Quando il tuo bambino scompare: cosa fare dopo le prime 24 ore?

Il genitore di un bambino/di un ragazzo che scompare è inevitabilmente sottoposto ad un forte stress emotivo e psicologico, dovuto alla drammaticità della situazione (vedi secondo capitolo): è necessario che sia adeguatamente aiutato in questi momenti di attesa, caratterizzati da dubbi, domande e spesso sensi di colpa. Di seguito alcune brevi indicazioni:

• Continuare a ripercorrere il periodo precedente la scomparsa, cercando di ricordare se il bambino/l’adolescente avesse manifestato eventuali cambiamenti nel comportamento, raccontato di nuove conoscenze o incontri (anche on line) e nuove esperienze; riferirlo alle Forze dell’Ordine e al Servizio 116000: anche informazioni apparentemente insignificanti possono rivelarsi molto utili per le indagini; • Al fine di recuperare le proprie forze emotive e fisiche, è importante ricercare e accettare il sostegno dei familiari più vicini; • Allo stesso modo è opportuno considerare l’opportunità di chiedere aiuto ad un professionista o ad una linea di consulenza specialistica, come il Servizio 116000 Bambini Scomparsi, per gestire i difficili momenti successivi alla scomparsa: parlare con persone esperte può aiutare a gestire l’ansia, la tristezza, il rimuginìo, i vissuti di colpa, il senso di impotenza.

Cosa fare se vedi un bambino che sembra essersi perso?

BambiniScomparsiChiunque dovrebbe prestare attenzione e segnalare situazioni che possono riguardare sia bambini scomparsi già noti alle Forze dell’Ordine sia bambini da soli, che sembrano essersi persi. Cosa posso fare? Se vedete un bambino che sembra essersi perso utilizzate i suggerimenti riportati di seguito: • Non abbiate paura di essere coinvolti; • Confortate il bambino, ma limitate il contatto fisico con quest’ultimo; • Se il bambino è in grado di parlare, chiedete se si è perso e se sa dove potrebbero trovarsi i suoi genitori; • Se non si trovano i genitori (né si conosce un numero cui rintracciarli) e si dispone di un telefono cellulare, contattate le autorità e riferite l’accaduto; • Non portate via il bambino dal luogo in cui lo trovate; • Non mettete il bambino in macchina e non lasciatelo solo per andare alla ricerca di aiuto; • Aspettate con il bambino fino all’arrivo delle forze dell’Ordine.

Cosa fare in caso di sottrazione internazionale?

Come prevenire la sottrazione di un minorenne in caso di rischio? Nel caso di coppie miste, è opportuno: • Informarsi sulle disposizioni in materia di affidamento e di diritto di visita vigenti nello Stato di appartenenza dell’altro genitore e di quelle applicabili nel luogo di residenza abituale del nucleo e del minorenne; • Se è già in corso la procedura per la separazione legale, chiedere al Giudice competente che nel provvedimento venga chiaramente indicato il divieto di espatrio del minorenne, senza il consenso dell’altro; • Se già in possesso di un provvedimento di affidamento del figlio cercare di evitare che il minorenne sia iscritto sul passaporto del genitore non affidatario; nel caso di affidamento congiunto, controllare che ciò non sia avvenuto senza il suo assenso (in alcuni Paesi ciò è possibile); • Se già in possesso di un provvedimento di affidamento del figlio far riconoscere, ove possibile, il provvedimento stesso nello Stato di appartenenza dell’altro genitore; • Verificare che il divieto di espatrio risulti registrato nelle liste di frontiera; • Se per qualche motivo il minorenne deve recarsi all’estero, far sottoscrivere dall’altro genitore un impegno di rientro in Italia alla data stabilita; •Vigilare, in occasione dell’esercizio del diritto di visita riconosciuto al genitore non affidatario, affinché lo stesso non trattenga con sé il minorenne illecitamente oltre il periodo stabilito; • Informare l’asilo o la scuola sul pericolo che corre il minorenne di essere “sottratto” affinché all’uscita della scuola egli sia “consegnato” esclusivamente al genitore che ne abbia la custodia o a colui/colei che è da quest’ultimo autorizzato; • Informare il genitore straniero che la sottrazione internazionale di minorenne costituisce in Italia reato procedibile d’ufficio, punibile con la reclusione da uno a quattro anni, ai sensi dell’art. 574 bis c.p. Cosa fare a sottrazione avvenuta? Quando si verifica una sottrazione internazionale è necessario sapere se il minorenne si trova in un Paese aderente alla Convenzione dell’Aja del 1980 o meno.  A) Se il Minorenne si trova in un Paese aderente alla Convenzione dell’Aja16 è necessario: 3. sporgere denuncia contro il genitore che ha sottratto il minorenne; 4. fornire alle Forze di Polizia l’eventuale provvedimento di custodia con cui il bambino vi è stato affidato, fotografie e descrizione del bambino e del genitore e ogni utile indizio per rintracciare il minorenne; 5. avvertire l’Autorità Centrale del Dipartimento di Giustizia Minorile (DGM) del Ministero della Giustizia che avvierà, tramite il Servizio INTERPOL, le ricerche del minorenne negli Stati membri della Convenzione de L’Aja del 1980; 6. informare la Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie (DGIT – Ufficio IV presso il Ministero degli affari Esteri) che darà le opportune istruzioni alle Rappresentanze diplomatico-consolari interessate affinché intraprendano ogni utile iniziativa al fine di rintracciare il minorenne. B) Se il Minorenne si trova in un Paese non aderente alla Convenzione dell’Aja è invece necessario: 1. sporgere denuncia contro il genitore che ha sottratto il minorenne; 2. fornire alle Forze di Polizia l’eventuale provvedimento di custodia con cui il bambino vi è stato affidato, fotografie e descrizione del bambino e del genitore e ogni utile indizio per rintracciare il minorenne;

Bambini, Adolescenti Scomparsi: cosa si intende per scomparsa?

Con il termine “scomparsa” si fa riferimento a tutte quelle situazioni in cui si perdono le tracce di un bambino o di un adolescente (indipendentemente dalle cause, volontarie o meno, del suo allontanamento) e non si conosce il luogo preciso in cui il minore si trova e/o le circostanze in cui tale sparizione è avvenuta. Rientrano, quindi, nella categoria dei minori scomparsi sia bambini che vengono sottratti da uno dei due genitori, sia bambini che vengono rapiti, sia bambini che si perdono, ma anche minorenni italiani o stranieri che si allontanano volontariamente da casa o da un istituto. Le difficoltà legate alla definizione derivano anche dal fatto che molti sono i pregiudizi ancora da sfatare attorno a tale tematica, che suscita comprensibilmente grande preoccupazione. Ad esempio, un pregiudizio molto diffuso riguarda lo “stranger danger”: nell’immaginario collettivo, infatti, la responsabilità della scomparsa di un bambino è frequentemente attribuita a persone estranee. La maggior parte dei bambini che “scompaiono“, invece, come vedremo nei paragrafi successivi, rientra nella categoria delle sottrazioni operate dai genitori stessi o in quella degli allontanamenti volontari. Al fine di comprendere meglio questo fenomeno, proponiamo di seguito una classificazione delle principali tipologie di scomparsa: • Sottrazione da parte di genitori (nazionale o internazionale): per sottrazione di minorenne si intende la condotta del genitore che, senza il consenso dell’altro, porta via con sé il figlio, allontanandolo dal domicilio stabilito, ovvero lo trattiene per sé, quando tale condotta determina un impedimento per l’esercizio delle diverse manifestazioni della potestà dell’altro genitore, come le attività di assistenza e di cura, la vicinanza affettiva, la funzione educativa. La sottrazione è internazionale se il genitore non titolare della potestà esclusiva sul minorenne lo conduce all’estero senza esserne autorizzato, oppure non lo riconduce nello Stato di residenza del minore alla scadenza del periodo di soggiorno all’estero autorizzato. Con l’aumento di matrimoni/unioni miste e di separazioni/divorzi, sempre di più ci si trova davanti a casi di bambini, in genere di età inferiore a 10 anni, che vengono sottratti da un genitore e portati in un altro paese, precludendo così ogni rapporto con l’altro genitore. Nell’ordinamento italiano la sottrazione e il mantenimento del minore all’estero è un reato penale procedibile d’ufficio, ai sensi degli artt. 574 bis c.p.; • Fuga: nei casi di fuga bambini e adolescenti decidono volontariamente di lasciare l’abitazione familiare o la comunità cui sono affidati. La fuga si può suddividere in tre principali sottocategorie: • “fuga da”, in cui il bambino/l’adolescente che fugge spesso vive una situazione di intensa difficoltà familiare, oggettiva o soggettivamente percepita, o un disagio legato alla permanenza in una comunità di accoglienza. In una situazione di crisi egli può arrivare a sentirsi privo di risorse, di soluzioni, di vie d’uscita e può ritenere di avere come unica alternativa quella della fuga. Un fenomeno particolarmente rilevante e in continuo aumento in Italia, è quello relativo all’allontanamento volontario di minori da istituti e comunità di affido; • “fuga verso”, in cui l’adolescente che si allontana va principalmente alla ricerca del nuovo, di esperienze ed emozioni differenti da quelle cui è abituato; • “essere cacciato”, l’allontanamento è in realtà dovuto all’essere “cacciato di casa”, spesso a causa di una elevata conflittualità familiare. Protagonisti di questa tipologia di scomparsa, in genere, sono adolescenti o pre-adolescenti; • Rapimento di minore: si parla di rapimento quando il minore si trova con una o più persone terze (familiari diversi dai genitori, conoscenti, estranei) contro la volontà dei genitori e/o del minore stesso. Il rapimento può avvenire tramite violenza fisica, la minaccia di violenza fisica o la persuasione. • Minori stranieri non accompagnati: sono quei minori non aventi la cittadinanza italiana o di altri paesi dell’Unione Europea, che si trovano, per qualsiasi causa, in Italia privi di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per loro legalmente responsabili, che possano esserne i tutori o gli affidatari. La situazione del minore straniero non accompagnato vede dunque una pressoché totale assenza di adulti di riferimento che possano accompagnare il suo percorso di crescita. L’esatto numero di tali minori presenti sul territorio italiano è difficile da determinare poiché la maggior parte giunge nel nostro paese in maniera irregolare, e anche perchè la loro permanenza è caratterizzata da una forte mobilità sul territorio. Questa categoria di minori comprende per lo più ragazzi adolescenti costretti a fuggire dai loro paesi d’origine (Albania, Marocco, Egitto, Afghanistan etc.) spesso protagonisti di situazioni drammatiche come guerre, carestie, povertà, calamità naturali, con la speranza di poter trovare in Italia una possibilità di vivere un’infanzia fino a quel momento negata. La fuga dalla comunità può essere motivata dalla ricerca di lavoro, di indipendenza o di una condizione economica migliore; • Bambino perso, disperso e scomparsa non altrimenti specificata: in quest’ultima categoria rientrano i bambini che non sono sottratti da adulti né si allontanano volontariamente, ma si perdono, o risultano dispersi dopo un disastro naturale (ad es, un’alluvione o un terremoto). Rientrano in questa categoria anche quei bambini per i quali non si dispone di elementi sufficienti ad inserirli in una delle categorie precedenti. E’ possibile dunque ipotizzare un continuum nella scomparsa che va dalla fuga intenzionale alla scomparsa frutto di un atto di forza.

I casi di scomparsa assumono connotazioni differenti a seconda dell’età in cui il bambino o l’adolescente scompaiono. La situazione è senza dubbio più delicata per la fascia di età fino ai 10 anni: poiché si tratta di bambini per i quali l’allontanamento comporta una inevitabile esposizione a pericoli. In simili casi l’allarme sociale è dunque maggiore, così come la preoccupazione delle Forze dell’Ordine per le possibili implicazioni di carattere criminale. I bambini fino a dieci anni, poi, sono coinvolti in situazioni che non riguardano altre fasce d’età: si tratta della sottrazione nazionale o internazionale. Molto spesso, infatti, il bambino viene sottratto da uno dei coniugi, separato o in via di separazione, spesso conflittuale, sottraendolo all’affetto dell’altro genitore. Un’altra fonte utile a tracciare il profilo dei bambini e degli adolescenti scomparsi nel nostro Paese è l’Ottava Relazione Semestrale per l’anno 2011 del Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse. Analizzando i dati forniti dal Servizio Centrale Operativo del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, emerge che i minorenni scomparsi e ancora da rintracciare, dal 1° Gennaio 1974 al 31 Dicembre 2011 in Italia sono 10.319, di cui 1.687 sono italiani e 8.632 stranieri. Al totale vanno sommati i 19 minorenni italiani, scomparsi all’estero e ancora da rintracciare. Dall’analisi globale delle informazioni raccolte è possibile rilevare che il numero dei bambini e degli adolescenti scomparsi ha avuto un costante incremento a partire dal 1974. Le Regioni dove il fenomeno assume particolare rilievo continuano ad essere il Lazio, la Lombardia, la Campania, la Sicilia e la Puglia. Varie sono le tipologie di scomparsa individuate in tale documento: la tabella seguente indica le cifre relative ai motivi di scomparsa rilevati dal 1 Gennaio 1974 al 31 Dicembre 2011.

Purtroppo è sempre più elevato il numero dei bambini scomparsi. A fronte dei molti casi che si sono risolti positivamente, alcuni hanno avuto esiti drammatici, come quelli di Tommy, Sara e Yara, altri sono rimasti tragicamente irrisolti, come quello di Denise Pipitone o Angela Celentano. A scomparire non sono solo i bambini e gli adolescenti che figurano nelle cronache nazionali: accanto a questi ve ne sono altri che restano confinati nelle cronache locali o magari nascosti nelle pieghe di situazioni familiari e sociali marginali e dimenticate. Come è possibile impedire che bambini indifesi cadano vittime di adulti che li sottraggono alle loro famiglie, privandoli dei loro affetti? Cosa si può fare perché non accada “mai più”? Si moltiplicano le letture criminologiche di questi fenomeni, ci si interroga sulla tempestività delle ricerche sul territorio, sul coordinamento delle azioni, sulla severità delle condanne da infliggere agli autori di simili violenze. L’impegno in alcuni casi non è sufficiente: si continuerà a cercare (e ad aspettare) quei bambini per anni. Si deve fare di più per prevenire determinati eventi. Il tema “infanzia” non può essere affrontato in maniera discontinua e frammentata, sulla scia di un caso di cronaca che costringe a riflettere un giorno sul tema dei minori scomparsi, il successivo sulla violenza domestica e poi sul bullismo. Il benessere dei bambini richiede attenzione costante e politiche complessive, basate sul “lungo termine”, che investano sull’infanzia, la famiglia, la scuola e la sanità. A dispetto di quanto comunemente si ritiene, i minori scomparsi non rappresentano solo un problema delle forze di polizia, ma sono da considerarsi un fenomeno di natura sociale: quando un bambino scompare, le responsabilità possono essere rintracciate a diversi livelli. Il tema dei minori scomparsi, allora, costituisce un invito a recuperare i concetti di solidarietà, di sensibilità collettiva, di comunità attente ai diritti dei bambini e degli adolescenti. I genitori ricoprono certamente un ruolo fondamentale nella protezione e nel controllo dei bambini, nell’insegnamento delle capacità utili a riconoscere un pericolo e a difendersi, come pure della capacità di fidarsi e di chiedere aiuto. La famiglia, però, non può essere lasciata sola in questo compito: non si può chiudere un bambino tra le mura domestiche, né gli si può impedire di sperimentare il mondo e di conquistare margini sempre più ampi di autonomia. Sono necessarie azioni concrete per invertire la tendenza all’isolamento delle famiglie, promuovendo la comunicazione, lo scambio, l’incontro. La protezione dell’infanzia, in questo senso, non può essere demandata solo a chi si occupa di controllo e repressione: è responsabilità di chiunque veda un bambino. E’ necessario, insomma, tessere una rete di “protezione” costituita da istituzioni, associazioni, società civile, in cui il bambino può crescere e sviluppare la sua personalità.

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